Il luogo
e il tempo della vicenda
L'aspetto e le vicende della civiltà
sarda dei nuraghi e delle culture che l'hanno preceduta e
preparata si comprendono meglio se visti anche nella cornice
e sullo sfondo del quadro fisico in cui ebbero origine e svolgimento
per lungo passare di secoli. Diffati gli elementi naturali,
che condizionano le manifestazioni culturali d'ogni popolo,
hanno predisposto e orientato, per così dire, le attività
umane delle genti isolane conducendole a risultati, materiali
e morali, in cui si rivela, forse più che altrove,
una stretta aderenza fra l'ambiente ei suoi abitatori. Si
coglie una rispondenza particolare, in Sardegna, fra paesaggio
fisico e paesaggio etico; ed anche il destino etico storico
di questa terra, aspro e tormentato da vicende assai spesso
infelici, appare quasi come una conseguenza del travaglio
morfologico, del disordine fisico, dell'intemperanza climatologica
dei suoi fattori naturali. L'anima, poi,dei sardi, che è
molto anima antica, nelle sue esplosioni istintive essenziali,
nelle sue disarmonie barbariche, nei suoi melanconici e ribelli
silenzi, nella sua "reclusione" talvolta spietata,
trae alimento da questa sorta di sustratto "umorale"
d'una terra al "naturale" d'una geometria irregolare
e incolta, vasta, dal respiro continentale, e chiusa, insulare,
nello stesso tempo
.Questa gente di Sardegna,
antica come il suo paesaggio fisico, come la sua flora e la
sua fauna caratterizzata da specie endemiche miracolosamente
sopravvissute al naufragio delle matrici negli scogli sardi
dell'arcaico continente tirrenico, custode distratto dei misteriosi
nuraghe che ospitarono una civiltà, quella nuragica,
unica al mondo.
Il
fatto di emergere quasi al centro del bacino mediterraneo
occidentale fu per la Sardegna motivo di una frequentazione
umana già notevole fin dai tempi della cultura medio-neolitica
di Bonuighinu, se non anche dai tempi del neolitico antico,
che è rappresentato in vari siti isolani dai suoi caratteristici
prodotti industriali, ma non da correlabili tipologie umane.

IL
Neolitico recente, che vide il realizzarsi in tutti i territori
isolani della cultura detta di Ozieri, fu anche testimone
di un ulteriore incremento demografico, indubbiamente facilitato
da condizioni sociali più evolute e meglio organizzate.
La cultura di Ozieri prende il nome da ritrovamenti effettuati
nelle grotta di San Michele, nel territorio di questa cittadina
sarda, e i cui segni caratteristici sono poi comparsi in molte
altre zone dell'isola. I dati peculiari di questa cultura
sono i vasi di terracotta fatti a mano, le piccole grote funerarie
dette.......

.Durante l'Età del Rame
e de Primo Bronzo la Sardegna fu poi frequentata da genti
straniere di varia etnogenesi, di varia origine, le quali
vi portarono l'impronta più o meno incidente, più
o meno transitoria, di vari movimenti culturali mediterranei
preistorici. I diffusori di queste culture enee, cioè
del bronzo, non sempre riuscirono ad amalgamarsi con i contesti
umani "indigeni" di morfologia neolitica, come le
tipologie caratterizzate dal cranio corto (brachimorfi), che
andarono a rapida estinzione in breve tempo. Le zone che più
risentirono di questo fluitare di correnti umane extra insulari
vanno ricercate in tutta la fascia orientale della Sardegna
e nella sua posizione nord-occidentale; la fascia orientale
fu meno ricettiva probabilmente per la sua conformazione prevalentemente
montagnosa e forse anche per una maggiore opposizione effettuata
dai superstiti del neolitico, testimoni del progressivo declino
della cultura millenaria di Ozieri.

Nella seconda età del
bronzo ebbe inizio un'altra cultura, unitaria come quella
di Ozieri, anch'essa millenaria, anche se caratterizzata da
una impronta socio culturale diversa e portatrice di un megalitismo
nuovo: La Cultura Nuragica. La diffusione peninsulare e la
concentrazione geografica dei suoi monumenti civili, militari,
funerari e religiosi è l'indubbia espressione di un
notevole incremento demografico, la cui entità di dettaglio
ci sfugge sia per la non sempre apprezzabile sua progressione
"cronologica" e "geografica", sia per
l'intervento distruggente del tempo, sia per l'irriguardosa
scompagine operata da popolazioni e civiltà sopravvenute
e anche - purtroppo - per l'incauto e non sempre scientifico
intervento analitico di studiosi o di semplici appassionati
di antichità Sarda.
Abbiamo dovuto constatare come dei depositi
funerari nuragici, in vario modo impoveriti dal loro prezioso
contenuto antropologico e culturale, solo pochi - anzi pochissimi
- poterono pervenire più o meno integri all'osservazione
degli studiosi.
Utensili ed armi
Il volto di una popolazione durante un determinato periodo
è caratterizzato dagli elementi del suo modo di vivere,
di pregare, combattere. Queste attività hanno bisogno
di strumenti, di suppellettili, di armi, di oggetti diversi.
Il modo di procurarsi questi oggetti di formarli, di commerciarli,
costituisce un insieme di documenti che, mancando la testimonianza
scritta, consentono di identificare i connotati di questa
gente. Gli oggetti in ceramica, caratteristici -per la loro
natura- della vita stabile sono usati in gran numero dagli
abitatori dei nuraghi. Le dimensioni sono molteplici,gli usi
diversi: alcuni contengono alimenti liquidi, altri solidi.
Spesso,
questi recipienti vanno appesi al soffitto delle capanne che
attorniano il nuraghe. Assieme alla ceramica, il legno, il
sughero, più tardi il bronzo, vengono utilizzati per
costruire i contenitori liquidi mentre i solidi spesso sono
conservati in cesti di arbusti intrecciati. Accette, coltelli,
raschiatoi in selce e ossidiana e poi in bronzo, armi sia
in quest'ultimo materiale che in pietra, attrezzi da lavoro
- dalle mazze alle lime, alle seghe alle falci - fanno parte
del corredo giornaliero dei Sardi del nuraghe. Cuoio e corteccia
ma anche lino e lana servono per l'abbigliamento. Solo più
tardi, questa produzione artigianale e spesso casalinga comincerà
ad essere soppiantata, almeno nel gusto, dai prodotti che
giungevano da fuori.
foto e testi "NUR" La Misteriosa
Civiltà dei Sardi |